Castel del Monte e l’avvento degli Angioini
L’utilizzo di Castel del Monte anche come prigione, inaugurato da Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia, prosegue con la nuova dinastia angioina, che nel 1266 eredita la rete castellare federiciana. Carlo I d’Angiò, compresa la funzione strategica del castello per il governo del territorio e la difesa del regno, fa stanziare inizialmente una guarnigione composta da un castellano e da trenta soldati, che passeranno a quaranta durante la Guerra del Vespro – numero tra i più elevati nei castelli del Regno di Sicilia – come documentato dai Registri della cancelleria angioina. Nei documenti, oltre ai costi di gestione, dopo la battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266, che segna la fine della dinastia sveva, sono riportate le spese per il trasferimento e il mantenimento di alcuni prigionieri illustri: tra questi, i figli di Manfredi, Enrico, Federico e Enzo (o Azzolino), reclusi fino al 1299, ed Enrico di Castiglia, detenuto dal 1277 al 1291. Un episodio singolare, riportato in un documento del 1289, riguarda proprio il prigioniero Enrico di Castiglia, al quale è periodicamente concesso di cavalcare a dorso di mulo attorno al perimetro del castello.
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