Federico II: la poesia e la letteratura
La nascita della poesia in volgare italiano è profondamente connessa con la figura e l’ambiente dell’imperatore Federico II di Svevia. La definizione di Scuola poetica siciliana, risalente in realtà alla seconda metà dell’Ottocento, identifica la produzione letteraria dell’intero Regnum Siciliae, ovvero del Regno dell’Italia meridionale, e non solo dell’isola. I testi poetici ci sono pervenuti grazie a tre canzonieri manoscritti che attestano la ricezione e la diffusione delle composizioni sveve in ambito toscano. Lo stesso Federico fu poeta e alla sua iniziativa si devono traduzioni di opere filosofiche e scientifiche antiche, come quelle di Aristotele, tanto determinanti nello sviluppo del pensiero tardo-medievale.
Tratti peculiari della Scuola poetica siciliana sono la centralità delle tematiche amorose, la ripresa della tradizione lirica occitanica e il ricorso al volgare illustre “siciliano” (sui cui effettivi tratti fonetici si discute ancora). Accanto a Federico, spiccano Iacopo da Lentini (inventore del sonetto) e il protonotaro e logoteta Pier della Vigna (reso immortale dal canto XIII dell’Inferno di Dante). I loro testi ispireranno la poesia del Dolce stil novo e Dante li considerò gli unici esempi da prendere a modello per la lingua e la fattura.
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